Vi racconto la mia laurea, il mio unico giorno di gloria, una battaglia vinta contro "i cattivi" contro un sistema che mi faceva vomitare.
Il tutto inizio' durante un esame di lingua e letteratura spagnola, l'ultimo,durante il quale litigai con la prof titolare in quel momento della cattedra. La tipa in questione era un'incompetente, che non sapeva neppure lo spagnolo, raccomandatissima, e insulsa.
A lezione c'erano solo sbadigli in classe, una palla atroce. E agli esami voleva le cose a memoria pare pare al libro e io le volevo dire come le avevo interpretate io perchè cosi' Rosa Rossi (la migliore al mondo) me lo aveva insegnato, perchè cosi' si studia la letteratura, non ripetendo la pappardella, come si dice a Roma.
E lei questo non lo accettava o forse non capiva e diceva a me "lei non ha studiato, lei non mi sa dare la definizione"
e ti credo! se non era uguale al libro non capiva, sta ignorante raccomandata,
e io non c'ho visto piu' ed è uscito il fiume in piena, durante gli esami, se ci penso, ho rischiato di non laurearmi perchè lei doveva essere la mia relatrice. Poi mi chiese di accomodarmi fuori e le mie amiche "ma sei scema, è l'ultimo esame di spagnolo e tu le vai a dire cosi'. Ti sei giocata la laurea, questa te la fa pagare per sempre". Insomma mi sono usciti certi lacrimoni, ho pensato a quanti sederini avevo pulito per pagarmi lîscrizione, i libri e con sta cavolo di boccaccia avevo rovinato tutto. E chi ci tornava a casa?
e poi arrivo' il vocione di Valentín, il prof di teatro, che da dentro le urlava contro in spagnolo e lei quasi non lo capiva, che io sapevo tutto e lei non lo aveva capito perchè io non avevo usato le parole del libro ma le mie
e da fuori sentivamo "la boccio la boccio" e lui "è da 30 e lode" io la boccio
e poi intervennero le altre 2 professoresse, quella di lingua e quella del corso monografico, e dopo un sacco di tempo mi chiamarono dentro e lei disse " 28 e non si azzardi a rifiutarlo".
Dopo Valentín, grande grandissimo uomo, mi corse dietro in corridoio, per dirmi "mica farai la tesi con quella. Trovami un argomento che mi stimoli e la fai con me e quella la mandiamo a fanculo", io in un attimo decisi che avrei parlato di Carmela e della guerra civile spagnola nel teatro contemporaneo, e il giorno dopo portai a Valentín il mio progetto, a lui piacque e si propose di andare lui a chiedere all'odiosa dai calci nel sedere di firmare per farmi fare la tesi con lui invece che con lei e gli dissi di no che volevo farlo io come andava andava. Se lei si impuntava ero costretta.
Le chiesi appuntamento e senza pause le dissi che semplicemente e decisamente io e lei non eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, che a me la letteratura toccava il cuore e a lei il cervello e che a fare la mia relatrice si sarebbe impazzita perchè io non avrei sopportato di parlare di analisi delle parole, semantica, linguistica, io volevo parlare di quello che la letteratura suscita nell'animo umano.
Lei mi guardo' e disse solo " mi dia il foglio, glielo firmo subito, lei fara' un disastro e io non voglio entrarci"
Un disastro.
Ho preso 12 punti in una facolta' dove il massimo erano 4, davanti a lei che non voleva crederci.
e Carmela, la protagonista di ¡Ay, Carmela! di José Sanchis Sinisterra, mi è entrata nel cuore
lei mi piacque subito, in una battuta dice "porque yo soy una que las cosas, las cosas, se las siente mucho"
una che le cose le sente molto, che le partono dagli intestini
una che grida contro l'ingiustizia e la guerra davanti a una folla di fascisti che poi la uccidera', che non è giusto morire per aiutare un paese il cui nome non sai neanche pronunciare, perchè lei aveva tentato di insegnare ai miliziani polacchi a pronunciare la ñ di España,
perchè anche i polacchi hanno una madre, perchè se dipendesse dalle madri la guerra non esisterebbe perchè nessuna donna darebbe ad un'altra il dolore di farle perdere un figlio.
Oddio ancora quanto mi emoziona.